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Non riesco a smettere di preoccuparmi

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cosa significa rimuginareNon so più che fare… Non faccio altro che rimuginare sulle cose, continuo a pensare che potrebbero accadere delle disgrazie a me o alle persone che mi sono più care. Se facessi un incidente? Se i miei genitori si ammalassero? Se mi si ferma la macchina in autostrada? E se faccio brutta figura davanti al capo e ai miei colleghi? Pensieri assolutamente “normali” e “banali” che non riesco a controllare, nè tantomeno ad interrompere e che mi fanno stare male… Se mi si mette un pensiero in testa, non riesco più a mandarlo via… Penso sempre, continuamente… Mentre lavoro, quando esco con gli amici… Penso che se continuo a ragionare sulle cose che temo, avrò la capacità di non farle accadere e magari sarò più preparato ad affrontarle. Però sto male. Non ce la faccio più..

Il rimuginio è una forma di pensiero negativo, ripetitivo e improduttivo che si accompagna all’ansia.

Esso è collegato al senso di minaccia o pericolo incombenti, ovvero alla preoccupazione rispetto ad eventi futuri. Quando si rimugina i pensieri si presentano sottoforma di “E se succedesse..?” (ad esempio, “Se accadesse un incidente ad una persona a me cara?, “Se perdessi il lavoro?”, “Se mi ammalassi?”).

Tali espressioni sembrano indicare la prefigurazione di scenari e situazioni che, proprio perché future, non sono nè prevedibili ne’, tanto meno, controllabili.

Chi rimugina è convinto che, continuando a pensare ad avvenimenti non prevedibili, riuscirà a scongiurare il loro stesso accadimento. La credenza irrazionale alla base del rimuginio potrebbe essere così formulata:

Se penso molto a tutto quello che potrebbe accadere e mi impegno a prevedere tutti i possibili disastri futuri, sarò in grado di impedirli. E se dovessero realmente accadere, sarò più preparato ad affrontarli”.

Quando rimuginiamo non riusciamo a capire come potremmo fare fronte ad un pericolo o in che modo potremmo risolvere un problema, perché tendiamo a giudicare ogni soluzione come insufficiente o poco efficace.

Chi rimugina pensa che il rimuginio abbia degli scopi vantaggiosi.

Così facendo, rafforza tale meccanismo e spiega a se stesso la sua tendenza a rimuginare. Il primo scopo positivo attribuito al rimuginio è l’attenuazione di uno stato d’animo immediatamente sgradevole, ovvero l’ansia. Rimuginando, si ha l’impressione che l’ansia diminuisca, pur non scomparendo mai completamente.

In secondo luogo, attraverso il rimuginio il soggetto si convince di riuscire a risolvere un problema. Questa però è un’illusione.

Chi rimugina non raggiunge mai la soluzione del problema e continua ossessivamente a cercarla.

In altri casi, invece, chi rimugina sa benissimo che non serve a nulla continuare a pensare alle medesime cose, ma ritiene che preoccuparsi serva a non farsi trovare impreparato davanti al pericolo e si convince che mantenendosi sempre sufficientemente all’erta, soffrirà o si spaventerà di meno se l’evento da lui temuto dovesse realizzarsi.

Ci sono anche soggetti che si convincono di non avere alcun controllo sul proprio rimuginio e proprio per questo motivo temono che prima o poi impazziranno.

Altri ancora, invece, si sentono in colpa perché il rimuginio è per loro una prova della propria debolezza.

E’ possibile interromperlo?

Uno dei primi obiettivi della terapia diventa l’interruzione del rimuginio, dato che l’attività rimuginativa è un elemento che, spesso, alimenta e mantiene in vita la sofferenza. Il trattamento del rimuginio prevede che il soggetto impari a modificare le convinzioni positive o negative che ha nei confronti del rimuginio stesso e di sè in relazione all’attività rimuginativa.

Il primo passo consiste nel riconoscere che il rimuginio non serve a nulla, se non a perpetuare la sofferenza. La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento maggiormente utilizzato nella cura dei disturbi d’ansia e del rimuginio cronico.

Essa ha come obiettivo quello di aiutare il paziente a riconoscere i primi sintomi e segnali di rimuginio disfunzionale, imparando a distinguere preoccupazioni sane e costruttive da preoccupazioni inutili e distruttive, e trasformare gli schemi di pensiero negativi in schemi positivi e più funzionali. Con tecniche cognitive e comportamentali specifiche il terapeuta è in grado di “interrompere” i circoli viziosi del rimuginio e riportare il paziente a modalità cognitive ed emotive più funzionali e adattive.

Come entrare in contatto con la dott.ssa Paola Marinoni

Per chi fosse interessato ad approfondire gli aspetti della terapia  e valutare possibili soluzioni con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa e psicoterapeuta con seda a Saronno e Milano, è possibile chiamare il numero 3402871971 per fissare un primo colloquio oppure mandare una email all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio in alternativa è possibile consultare la pagina dei contatti.

Di dott.ssa Paola Marinoni

Psicologa a Saronno dott.ssa Paola Marinoni mi sono laureata in Psicologia clinica e di Comunità nel 2008 presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e sono iscritta all'albo degli Psicologi della Lombardia n. 14919.

La mia formazione, oltre che sul piano accademico, è maturata anche e soprattutto attraverso le mie esperienze di vita. Mi ha sempre mossa l’interesse per l’animo umano, soprattutto in condizioni di sofferenza. Ho vissuto esperienze “sul campo” che sono state formative quanto quelle più prettamente accademiche. Dall’età di 17 anni ho iniziato a viaggiare, per entrare in contatto con realtà diverse dalla mia e per conoscere modalità differenti di convivere con il dolore e la sofferenza. Sono stata volontaria a Sarajevo, appena terminata la guerra, e in missione in Africa, India e Perù per brevi periodi. Ma l’esperienza in assoluto più formativa è rappresentata dalla mia lunga permanenza a Calcutta, dove ho avuto la possibilità di accostarmi alla sofferenza più profonda, prendendomi cura di malati terminali.

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