UnknownMarco ha sempre amato la montagna e praticato l’arrampicata. Da qualche tempo però ha iniziato a temere l’altezza. Ha quindi smesso di partecipare alle consuete gite in montagna organizzate dagli amici. Nel giro di poche settimane ha incominciato a temere qualsiasi altezza e a provare un’intensa paura anche mentre si trova su una scala a pioli o su un balcone al primo piano. Non prende più l’ascensore e ogni mattina sale quattro piani di scale per recarsi in ufficio. Marco abita al terzo piano e ha smesso di uscire sul terrazzo. Ogni volta che si vuole fumare una sigaretta, è obbligato a scendere al piano terra. Non va più a trovare gli amici e i familiari che abitano ai piani alti, non va più dal dentista, che ha lo studio al secondo piano. Ogni volta che si trova nei piani alti di un palazzo il suo corpo si irrigidisce, il battito cardiaco aumenta, la vista è annebbiata, Marco percepisce un senso di vuoto e incomincia a pensare che potrebbe cadere di sotto. La sua vita è ora quasi interamente condizionata dalla paura”.

Non è raro avvertire un senso di vuoto quando ci si trova ad altezze elevate (su un ponte, in cima ad una montagna o anche più semplicemente quando si è nei piani alti di un palazzo). La paura che si prova si traduce in sintomi corporei precisi (tachicardia, capogiri, sudorazione, etc.). Tali sensazioni sono molto utili, perchè favoriscono la protezione dal pericolo, consentendo al soggetto che ha paura di evitare di cadere nel vuoto. Quando però questa paura diventa eccessiva e i sintomi fisici divengono molto forti, al punto da creare sofferenza e disagio, si parla di acrofobia. Con questo termine ci si riferisce alla paura delle altezze e dei luoghi elevati. La persona che soffre della suddetta fobia ha paura di cadere o teme di perdere il controllo e di gettarsi nel vuoto. Solitamente i sintomi che caratterizzano l’acrofobia sono: vertigini o capogiri, senso di vuoto, accelerazione del battito cardiaco, mancanza di respiro, fino ad arrivare alla sensazione di svenimento, a disorientamento, ad apparente “dissociazione” mentale e ad attacchi di panico veri e propri. Oltre a questi sintomi somatici si presentano,  talvolta, “immagini, fantasie di cadere e farsi male, etc…”. La persona che soffre di acrofobia può anche sperimentare “ansia anticipatoria”, cioè si trova a percepire i sintomi poc’anzi descritti semplicemente immaginando o anticipando mentalmente la situazione temuta (trovarsi in cima ad un palazzo, su un ponte, etc…). Proprio a causa di questa ansia il soggetto può iniziare ad evitare tutte le situazioni che potrebbero metterlo in contatto con la propria paura. In casi estremi la persona decide di evitare perfino di salire le scale, prendere gli ascensori, o affacciarsi da balconi recintati, anche ad altezze “medie”. Da uno studio condotto da Russell Jackson della California State University di San Marcos è emersa l’ipotesi che l’acrofobia sarebbe causata da un’errata percezione delle distanze verticali. Tutti i soggetti impiegati nella ricerca (sia chi soffriva di acrofobia sia chi non ne soffriva), tendevano a sovrastimare l’altezza di una parete, sia che si trovassero nella posizione “a rischio” in cima ad un palazzo, sia che fossero a terra. Il dato più interessante è rappresentato dal fatto che gli acrofobici incorrevano in una sovrastima significativamente maggiore rispetto ai non acrofobici, arrivando a giudicare il palazzo (dalla cima) quasi due volte più alto di quanto fosse in realtà.

Ma, al di là delle possibili ipotesi relative alle cause di tale paura, è possibile guarire dall’acrofobia? La tecnica più efficace per eliminare una fobia consiste nell’avvicinare il soggetto acrofobico in modo molto progressivo agli stimoli temuti. Il contatto con tali stimoli viene mantenuto finché inevitabilmente non subentra l’abitudine ed essi non generano più ansia. Solo a tal punto si procede all’esposizione ad uno stimolo leggermente più ansiogeno, in una gerarchia accuratamente stabilita in seduta. In questo modo, nell’arco di poche settimane, è possibile passare ad esposizioni molto più forti, senza suscitare mai troppa ansia nel soggetto e ripetendo ogni esercizio finchè non è diventato neutro. E’ possibile anche insegnare al soggetto specifiche tecniche di rilassamento, da usare soprattutto poco prima dell’esposizione agli stimoli ansiogeni.

Per chi fosse interessato ad approfondire gli aspetti della terapia per l’acrofobia con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa a Saronno, è possibile chiamare il numero 340/2871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito. E’ possibile consultare la pagina dei contatti.

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