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La terapia metacognitiva

MCT Italia

La terapia metacognitiva (MCT) è una psicoterapia sviluppata da Adrian Wells e Gerald Matthews nei primi anni ’90, inizialmente applicata al trattamento del disturbo d’ansia generalizzato. Nel corso degli anni essa è stata ulteriormente sviluppata e attualmente è impiegata nel trattamento dei disturbi d’ansia e della depressione (Wells, 1995, 2000, 2009). Diversi studi hanno dimostrato che la terapia metacognitiva è un metodo di trattamento molto efficace per una grande varietà di disturbi psicologici.

Attualmente la terapia della salute mentale è dominata dalla terapia cognitivo-comportamentale (CBT). La CBT infatti è stata considerata negli ultimi anni il trattamento più efficace per la maggior parte delle psicopatologie.

Tuttavia, la CBT non risulta sempre efficace. Una meta-analisi (uno studio che compara i risultati di diverse ricerche) pubblicata nel 2015 ha mostrato come la CBT stia diventando meno efficace.

Adrian Wells, professore di Psicopatologia Clinica e Sperimentale presso l’Università di Manchester e co-fondatore del Metacognitive Institute ha sviluppato la teoria che sta alla base di questa nuova forma di terapia.

La messa a punto della teoria è avvenuta molto recentemente, basti pensare che il libro di riferimento principale, “Terapia metacognitiva per l’ansia e la depressione”, è stato pubblicato solo nel 2011.

Nonostante la recente comparsa sulla scena clinica, i risultati emersi finora sono molto promettenti. Una meta-analisi del 2014  pubblicata dall’Associazione Americana per l’Ansia e Depressione (ADAA) ha concluso che “la MCT è efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia e della depressione e produce risultati migliori di quelli relativi ai gruppi di controllo e ai soggetti trattati con la CBT”.

La terapia metacognitiva si distingue dalla terapia cognitiva (CBT). Mentre quest’ultima si focalizza sul contenuto negativo dei pensieri con l’obiettivo di ristrutturare gli schemi cognitivi disfunzionali, la terapia metacognitiva si concentra sul modo in cui la persona reagisce ai propri pensieri.

Essa si propone di aiutare le persone a cambiare il modo in cui pensano, e, successivamente, il modo in cui vivono i loro pensieri negativi, piuttosto che cercare di modificare il contenuto dei loro pensieri. L’obiettivo è di aiutare i pazienti a sviluppare nuove modalità attraverso cui relazionarsi con i propri pensieri e le proprie credenze.

Quindi la terapia metacognitiva si occupa del modo in cui rispondiamo ai nostri pensieri e ai processi che portano a vedere la realtà in maniera erronea e disfunzionale.

Che cos’è la Metacognizione

terapia metacognitivaLa metacognizione si riferisce ai fattori cognitivi che controllano, monitorano e valutano il pensiero, ossia a tutto ciò che pensiamo sul nostro pensiero. Secondo la terapia metacognitiva tali fattori hanno un ruolo centrale nell’insorgenza degli stili di pensiero dannosi e nel mantenimento delle emozioni negative.

Una caratteristica comune dei disturbi mentali come l’ansia e la depressione è che i soggetti che ne soffrono spesso sperimentano la sensazione di non riuscire a interrompere i pensieri negativi. Molti pazienti sono convinti di non essere in grado di controllare i propri pensieri ed emozioni, rimanendo bloccati in un circolo vizioso negativo. Ecco che insorge un particolare modello di risposta che contribuisce a mantenere e a rinforzare sia le emozioni che i pensieri negativi. Il pattern in questione prende il nome di Sindrome Cognitivo-Attentiva (Cognitive Attentional Syndrome, CAS) e “si manifesta con fenomeni di preoccupazione, ruminazione, focalizzazione dell’attenzione e con l’uso di strategie di coping e/o di autoregolazione disfunzionali” (Wells, 2012).

Il CAS è caratterizzato da varie forme di pensiero ripetitivo, come il rimuginio e la ruminazione, il monitoraggio della minaccia, i comportamenti disfunzionali di autoregolamentazione, come l’evitamento e la soppressione del pensiero. Queste pratiche rinforzano i modelli di pensiero e di comportamento disfunzionali e riducono la flessibilità attentiva.

La terapia metacognitiva, che utilizzo quotidianamente nella mia pratica clinica si sta rivelando davvero un metodo efficace e rapido nel trattamento di molti disturbi psicopatologici legati all’ansia e all’umore.

Appuntamento per Terapia Metacognitiva

Per coloro che fossero interessati ad approfondire le tematiche relative alla terapia metacognitiva con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa e psicoterapeuta a Saronno, è possibile chiamare il numero 3402871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito.

E’ possibile inoltre consultare la pagina dei contatti del sito per avere ulteriori informazioni e delucidazioni sulla modalità di contatto della dott.ssa Paola Marinoni.

Disturbi Umore

imagesI disturbi dell’umore sono delle alterazioni del tono affettivo e del comportamento interpretabili come una risposta esagerata alle emozioni che si affrontano quotidianamente.

Possono riguardare i sentimenti di tristezza e distacco emotivo che caratterizzano la depressione oppure lo stato di esaltazione e irritabilità della mania.

I principali disturbi dell’umore sono:

Depressione: è un disturbo dell’umore caratterizzato da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di influenzare in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il funzionamento di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale. Tutte le forme di depressione hanno in comune una marcata tristezza e umore depresso per la maggior parte del giorno. Durante le fasi depressive si possono riscontrare anche insonnia (o ipersonnia) e perdita (o aumento) di peso. Dal punto di vista psicofisiologico, le persone affette da depressione denunciano agitazione o un vero rallentamento psicomotorio. I pensieri possono avere caratteristiche autosvalutanti, sfiducia nei confronti del futuro e con presenza di sensi di colpa eccessivi e immotivati. Si riscontrano spesso difficoltà di attenzione, indecisione e, nei casi più gravi, pensieri ricorrenti di morte.

Depressione post partum: questo disturbo è più frequente di quanto si creda. Ricerche internazionali indicano che ogni 10 neomamme, una o due soffrono di depressione postnatale.

Le madri affette da questa patologia provano una eccessiva preoccupazione o ansia, sono estremamente irritabili e si sentono sovraccariche e sotto pressione; è spesso presente una generale difficoltà nel prendere decisioni, l’umore è depresso, sono frequenti sentimenti di colpa e perdita di speranza nel futuro e una marcata perdita di interesse o di piacere nel fare le cose.

Può essere presente una compromissione del sonno e dell’appetito; possono comparire sintomi fisici (solitamente dolori, parestesie, debolezza muscolare).

Alcuni sintomi specifici riguardano la relazione madre-bambino e spesso acuiscono nella madre sentimenti di colpa, vergogna e inidoneità al ruolo di madre. In particolare è molto frequente:

  • considerare il bambino come un peso
  • non provare emozioni nei confronti del bambino
  • sentirsi inadeguate nella cura del bambino, avere paura di restare sole con lui
  • pensare di essere madri e mogli incapaci
  • non riuscire a concentrarsi nelle cose quotidiane, che hanno a che fare con l’interazione con il bambino.

I modelli culturali e la società in genere comunicano alle future madri e alle neomamme il mito della maternità, ovvero l’erronea immagine di una madre perfetta, sempre gioiosa e padrona di ogni situazione, immagine in verità poco realistica e colpevole di favorire la nascita del senso di inadeguatezza nelle neomamme.

Disturbo bipolare: è un disturbo mentale che implica profonde alterazioni dell’umore accompagnate da gravi alterazioni delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti di un individuo. Le emozioni di una persona affetta dal Disturbo bipolare possono passare in tempi rapidi da un profondo stato depressivo ad un’eccitazione smodata, senza nessuna ragione apparente. Nella fase maniacale, il disturbo si manifesta tipicamente in forme di disinibizione marcata e in altri comportamenti eccessivi e socialmente inappropriati. Al contrario, le fasi depressive possono risultare talmente gravi da portare anche ad episodi di autolesionismo.

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