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L’impatto della terapia cognitivo-comportamentale sul nostro cervello

Il cervello umano è l’oggetto più complesso conosciuto nell’universo. Una delle sue caratteristiche più importanti è che è malleabile, il che significa che può sempre cambiare in base alle informazioni che percepisce. Sin dalla nascita, il nostro cervello stabilisce dei modelli creati dai riflessi e rafforzati successivamente da esperienze, ricordi e apprendimento.

Non importa quanti anni ha, il nostro cervello non smette mai di imparare e svilupparsi!

Tuttavia, il ritmo con cui il nostro cervello si sviluppa e la sua capacità di cambiare rallenta man mano che diventiamo adulti. Questo significa che non possiamo più imparare a cambiare idea? Ovviamente no! È qui che entra in gioco la terapia cognitivo-comportamentale.

Negli ultimi vent’anni molte ricerche si sono concentrate sugli effetti neurobiologici prodotti dalle terapie psicologiche. Innumerevoli studi hanno rilevato come i cambiamenti che un individuo raggiunge sul piano emotivo, comportamentale, cognitivo e sociale, abbiano delle conseguenze anche sul suo cervello.

La psicoterapia è essenzialmente un processo di apprendimento: rappresenta infatti un modo di cambiare l’assetto delle connessioni cerebrali.

In che modo la CBT cambia fisicamente il cervello?

La terapia cognitivo-comportamentale si propone di ristrutturare il cervello stabilendo nuovi percorsi neurali attraverso il pensiero neutro. Ad esempio, un cervello depresso o ansioso ha in genere rafforzato i modelli del pensiero negativo per una certa quantità di tempo. In molti casi, questi percorsi consolidati influenzano la volontà del cervello di elaborare le informazioni negative più facilmente rispetto alle informazioni positive, spesso determinando la formazione di quelle che sono note come distorsioni cognitive o schemi di pensiero distorti.


Facciamo un esempio: Paolo riceve un messaggio da un amico che lo invita a una festa e pensa tra sè e sè, “Sicuramente mi divertirò molto, non vedo l’ora di incontrare nuove persone!” Questo testo ha prodotto un flusso di pensieri positivi o ricordi che portano Paolo a provare un’emozione positiva, uno stato di eccitazione.


Al contrario, quando Giovanni riceve lo stesso messaggio di testo, pensa: “Non mi divertirò affatto, non conosco nessuno, mi imbarazza molto incontrare nuove persone”. Questo stesso testo ha acceso un flusso di percorsi negativi o ricordi associati a esperienze emotive negative.

Che dire dei farmaci?

La ricerca mostra che la CBT può funzionare meglio dei farmaci quando i sintomi presenti sono da lievi a moderati.

Attraverso il cambiamento dei modelli di pensiero e dei comportamenti, molte persone possono trovare sollievo e sperimentare emozioni negative meno intense.


Un grave livello di depressione è tipicamente definito da un’alta frequenza di pensieri autodistruttivi o suicidi. Per chi soffre di sintomi da moderati a severi, la ricerca ha scoperto che una combinazione di farmaci e CBT funziona meglio.

Come mai i farmaci non bastano?

L’obiettivo del farmaco è di ridurre i sintomi attraverso dei cambiamenti chimici, mentre la CBT lavora per cambiare il tuo dialogo interiore e le credenze di base su te stesso e il mondo intorno a te.

Ad esempio, Giovanni potrebbe sentirsi inadeguato e convincersi di essere incapace di avere relazioni sane con gli altri, iniziando a isolarsi e non frequentando più alcuna festa, riunione o impegno lavorativo.

Questi comportamenti potrebbero portare ad un peggioramento dei suoi sintomi depressivi. Lavorando per cambiare i suoi schemi mentali, Giovanni potrebbe essere invece in grado di imparare a identificare i suoi pensieri negativi, riconoscere che potrebbero non essere veri e modificare i suoi comportamenti fino a sentirsi meno depresso. Giovanni potrebbe ricominciare a frequentare gli altri, pensando a se stesso in modo diverso e scoprendo di essere in grado di interagire con gli altri!

Perchè fare un percorso di psicoterapia

Le neuroscienze ci dicono che la psicoterapia non solo è efficace, ma produce degli effetti anche sulle nostre reti neurali. Possiamo immaginare le reti neurali come un insieme di strade e sentieri intrecciati tra loro, lungo i quali corrono le nostre emozioni, i nostri pensieri, il nostro modo di vedere le cose. Ognuno di noi possiede la propria mappa e la possibilità di intraprendere percorsi diversi a seconda delle situazioni.

A volte invece tendiamo a percorrere sempre la stessa strada, lo stesso percorso, senza riuscire a muoverci diversamente. Alcuni circuiti neuronali sono diventati eccessivamente predominanti rispetto agli altri e ci portano a replicare gli stessi comportamenti e le stesse emozioni negative.

Se abbiamo la sensazione di non riuscire ad agire diversamente da come ci viene automatico, pur riconoscendo che questo non ci fa stare bene, forse è arrivato il momento di attuare un cambiamento nella nostra vita e di prendere consapevolezza di questa nostra condizione. In questi casi la psicoterapia può rappresentare l’aiuto di cui abbiamo bisogno, l’opportunità di creare strategie di pensiero e di comportamento più funzionali.

Per coloro che fossero interessati ad approfondire le tematiche relative alla terapia cognitivo-comportamentale con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa e psicoterapeuta a Saronno, è possibile chiamare il numero 3402871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito.

E’ possibile inoltre consultare la pagina dei contatti del sito per avere ulteriori informazioni e delucidazioni sulla modalità di contatto della dott.ssa Paola Marinoni.