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Disturbi trattati dalla dott.ssa Paola Marinoni Psicologa Saronno

Il trauma psicologico

trauma psicologicoIl trauma psicologico, in linea generale, può essere definito come un evento improvviso, imprevisto ed imprevedibile che la persona sperimenta come devastante e destabilizzante. Gli eventi traumatici compromettono la capacità di risposta della persona, che sperimenta una forte angoscia dovuta al senso di impotenza.

Numerose ricerche sul funzionamento della mente hanno ipotizzato che l’evento traumatico provochi un blocco del sistema innato di elaborazione dell’informazione, che in condizioni ottimali permette di elaborare gli eventi disturbanti, consentendo di mantenere uno stato di salute mentale e di rielaborare l’esperienza in maniera adattiva. In altre parole, l’evento traumatico rimane fissato nel nostro sistema nervoso, insieme alle emozioni, alle immagini, ai suoni e alle sensazioni fisiche che hanno accompagnato l’esperienza. Ciò provoca l’insorgenza di incubi, flash back, pensieri intrusivi ed altri sintomi tipici di un disturbo d’ansia.

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Posso aumentare la mia autostima?

Da molto tempo mi trovo in una costante condizione di insicurezza che mi porta ad avere sempre timore di cosa gli altri possano pensare di me. Non mi sento mai capace, ho sempre paura del giudizio altrui, non mi sento mai all’altezza della situazione, perciò rinuncio a molte cose. Non oso mai abbastanza e non prendo mai l’iniziativa proprio perchè mi aspetto di non riuscire, e quindi mi sento costantemente inferiore agli altri. Quando sto in mezzo alla gente ho sempre paura di dire qualcosa di sbagliato, di essere giudicato male, difficilmente esprimo il mio parere per paura di risultare superficiale o stupido. Ho la convinzione di non essere mai all’altezza e provo un costante senso di inferiorità. Sono convinto che che non riuscirò mai a trovare un lavoro, perchè bisogna sempre dar prova di sè a sconosciuti, ed io in questo fallisco sempre… Mi sento molto male per questo, mi sento un fallito e continuo ad alternare momenti di forte ansia, a momenti di apatia totale, angoscia e depressione. In quei momenti sento che nessuno riesce ad aiutarmi. Cosa posso fare?

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Oddio, che figuraccia!

Unknown-2Ho un problema. Mi sento praticamente sempre a disagio. Ho 20 anni e sono una ragazza come tutte le altre. Però sono spesso imbarazzata e divento nervosa se mi trovo in mezzo alla gente. Il solo pensiero di prendere il treno da sola mi mette ansia. Anche quando mi trovo in un ristorante o in un locale divento nervosa, incomincio ad arrossire e a sudare. E quando sono così nervosa, di solito combino qualche guaio, e quindi provo ancora più imbarazzo. Questo mi capita sempre. Solo quando sono con i miei amici più cari e siamo in tanti non mi succede. Forse perchè posso confondermi tra di loro. Non faccio mai nuove amicizie, frequento le stesse persone da anni e fatico molto ad aprirmi. Non so più come fare. Io davvero non so cosa devo fare, non riesco a sbloccarmi. Sono arrivata a provare imbarazzo in qualsiasi situazione in cui sono presenti altre persone. Ora tendo ad uscire sempre meno. Mi sto chiudendo in me stessa.

Tutti abbiamo provato nel corso della nostra vita l’esperienza dell’imbarazzo, che si manifesta esclusivamente nelle situazioni sociali e che è caratterizzata da modificazioni psicofisiologiche e da manifestazioni comportamentali che esprimono disagio. L’imbarazzo è un’emozione legata alla presenza e allo sguardo dell’altro. Generalmente proviamo imbarazzo quando pensiamo che gli altri stiano valutando o possano valutare in maniera critica il nostro comportamento. Proviamo imbarazzo quando ci sentiamo esaminati dagli altri e questo viene vissuto come una minaccia all’immagine che desideriamo dare di noi stessi. La maggior parte degli autori che si sono occupati di studiare questa emozione, infatti, concordano nell’associare strettamente il vissuto dell’imbarazzo a eventi che mettono in crisi l’immagine pubblica dell’individuo. Perchè si origini questa emozione, quindi, è necessario che gli attori presenti in scena siano almeno due: chi si imbarazza e chi causa o assiste all’imbarazzo.

Le manifestazioni tipiche dell’imbarazzo (il rossore, l’irrequietezza motoria, le alterazioni della voce), oltre a segnalare agli altri l’emozione che stiamo provando, fanno insorgere ulteriore imbarazzo. A livello comportamentale l’imbarazzo si esprime con modalità tipiche: si distoglie lo sguardo dall’interlocutore, si assume una postura rigida o, al contrario, si compiono movimenti irrequieti di braccia, gambe e mani, si cambia continuamente posizione. Quando ci si sente imbarazzati si tende ad allentare la tensione emotiva mettendo in atto comportamenti quali il toccarsi ripetutamente i capelli o giocherellare con piccoli oggetti. La voce diventa più acuta, spesso si balbetta, nel discorso ci sono frequenti esitazioni o lunghe pause tra una parola e l’altra. A livello psicofisiologico il segnale tipico dell’imbarazzo è rappresentato dal rossore improvviso di viso e collo, accompagnato da respirazione irregolare, aumento di sudorazione, secchezza delle fauci. Tra le situazioni considerate più imbarazzanti ce ne sono alcune che hanno a che fare con la nostra emotività e la nostra fisiologia: sudare, tremare, arrossire, balbettare. Proviamo imbarazzo anche quando inciampiamo, cadiamo, rovesciamo oggetti, quando per sbaglio o per disattenzione rompiamo qualcosa. Ci sentiamo imbarazzati quando dobbiamo riportare in un negozio qualcosa che vogliamo sostituire o cambiare o quando acquistiamo qualcosa per cui potremmo sentirci giudicati.

Alcuni soggetti provano questa emozione quando si trovano in presenza di persone che considerano importanti o autorevoli, altri provano imbarazzo anche di fronte a persone che conoscono e frequentano da tempo. Ciò che accomuna queste esperienze diverse è la valutazione della propria inadeguatezza sociale e il timore di essere giudicati dagli altri in maniera negativa. L’imbarazzo è un’emozione molto potente, in grado di generare in alcuni individui uno stato di ansia anticipatoria, di alterare le interazioni fra persone e lo stile di vita, portando perfino al ritiro sociale. Nei casi più gravi l’imbarazzo può condurre anche a disturbi psicopatologici.

Sentirsi in imbarazzo non è per nulla piacevole e, per quanto possibile, si cerca di evitare le occasioni che possono alimentare questa emozione. Ma, come possiamo affrontare l’imbarazzo? Come possiamo sentirci più efficaci e sicuri di noi stessi?

Il primo passo consiste nell’essere consapevoli che a tutti è capitato o capiterà di compiere azioni o di trovarsi in situazioni imbarazzanti. Nel caso in cui commettessimo qualcosa per cui provare imbarazzo, non è detto che gli altri lo noteranno o che passeranno del tempo a ripensarci. I sentimenti di intensa vergogna ed imbarazzo possono essere il segnale che sta accadendo anche qualcos’altro, che va oltre il problema relativo all’immagine sociale. In particolare, la ricerca ha mostrato che le persone che si imbarazzano frequentemente tendono anche a temere il giudizio degli altri. Sono convinti, cioè, che saranno costantemente giudicati in maniera negativa. E’ importante quindi individuare questo tipo di pensieri negativi e le emozioni che producono e poi decidere di lavorare attivamente per cambiarli.

Per chi fosse interessato ad approfondire queste tematiche con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa a Saronno, è possibile chiamare il numero 340/2871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito. E’ possibile consultare la pagina dei contatti.

La paura dell’altezza

UnknownMarco ha sempre amato la montagna e praticato l’arrampicata. Da qualche tempo però ha iniziato a temere l’altezza. Ha quindi smesso di partecipare alle consuete gite in montagna organizzate dagli amici. Nel giro di poche settimane ha incominciato a temere qualsiasi altezza e a provare un’intensa paura anche mentre si trova su una scala a pioli o su un balcone al primo piano. Non prende più l’ascensore e ogni mattina sale quattro piani di scale per recarsi in ufficio. Marco abita al terzo piano e ha smesso di uscire sul terrazzo. Ogni volta che si vuole fumare una sigaretta, è obbligato a scendere al piano terra. Non va più a trovare gli amici e i familiari che abitano ai piani alti, non va più dal dentista, che ha lo studio al secondo piano. Ogni volta che si trova nei piani alti di un palazzo il suo corpo si irrigidisce, il battito cardiaco aumenta, la vista è annebbiata, Marco percepisce un senso di vuoto e incomincia a pensare che potrebbe cadere di sotto. La sua vita è ora quasi interamente condizionata dalla paura”.

Non è raro avvertire un senso di vuoto quando ci si trova ad altezze elevate (su un ponte, in cima ad una montagna o anche più semplicemente quando si è nei piani alti di un palazzo). La paura che si prova si traduce in sintomi corporei precisi (tachicardia, capogiri, sudorazione, etc.). Tali sensazioni sono molto utili, perchè favoriscono la protezione dal pericolo, consentendo al soggetto che ha paura di evitare di cadere nel vuoto. Quando però questa paura diventa eccessiva e i sintomi fisici divengono molto forti, al punto da creare sofferenza e disagio, si parla di acrofobia. Con questo termine ci si riferisce alla paura delle altezze e dei luoghi elevati. La persona che soffre della suddetta fobia ha paura di cadere o teme di perdere il controllo e di gettarsi nel vuoto. Solitamente i sintomi che caratterizzano l’acrofobia sono: vertigini o capogiri, senso di vuoto, accelerazione del battito cardiaco, mancanza di respiro, fino ad arrivare alla sensazione di svenimento, a disorientamento, ad apparente “dissociazione” mentale e ad attacchi di panico veri e propri. Oltre a questi sintomi somatici si presentano,  talvolta, “immagini, fantasie di cadere e farsi male, etc…”. La persona che soffre di acrofobia può anche sperimentare “ansia anticipatoria”, cioè si trova a percepire i sintomi poc’anzi descritti semplicemente immaginando o anticipando mentalmente la situazione temuta (trovarsi in cima ad un palazzo, su un ponte, etc…). Proprio a causa di questa ansia il soggetto può iniziare ad evitare tutte le situazioni che potrebbero metterlo in contatto con la propria paura. In casi estremi la persona decide di evitare perfino di salire le scale, prendere gli ascensori, o affacciarsi da balconi recintati, anche ad altezze “medie”. Da uno studio condotto da Russell Jackson della California State University di San Marcos è emersa l’ipotesi che l’acrofobia sarebbe causata da un’errata percezione delle distanze verticali. Tutti i soggetti impiegati nella ricerca (sia chi soffriva di acrofobia sia chi non ne soffriva), tendevano a sovrastimare l’altezza di una parete, sia che si trovassero nella posizione “a rischio” in cima ad un palazzo, sia che fossero a terra. Il dato più interessante è rappresentato dal fatto che gli acrofobici incorrevano in una sovrastima significativamente maggiore rispetto ai non acrofobici, arrivando a giudicare il palazzo (dalla cima) quasi due volte più alto di quanto fosse in realtà.

Ma, al di là delle possibili ipotesi relative alle cause di tale paura, è possibile guarire dall’acrofobia? La tecnica più efficace per eliminare una fobia consiste nell’avvicinare il soggetto acrofobico in modo molto progressivo agli stimoli temuti. Il contatto con tali stimoli viene mantenuto finché inevitabilmente non subentra l’abitudine ed essi non generano più ansia. Solo a tal punto si procede all’esposizione ad uno stimolo leggermente più ansiogeno, in una gerarchia accuratamente stabilita in seduta. In questo modo, nell’arco di poche settimane, è possibile passare ad esposizioni molto più forti, senza suscitare mai troppa ansia nel soggetto e ripetendo ogni esercizio finchè non è diventato neutro. E’ possibile anche insegnare al soggetto specifiche tecniche di rilassamento, da usare soprattutto poco prima dell’esposizione agli stimoli ansiogeni.

Per chi fosse interessato ad approfondire gli aspetti della terapia per l’acrofobia con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa a Saronno, è possibile chiamare il numero 340/2871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito. E’ possibile consultare la pagina dei contatti.

Anoressia

Anoressia SaronnoL’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare che consiste in una alterata percezione dell’immagine corporea. Chi soffre di anoressia ha un’immagine distorta del proprio corpo, percepito costantemente in condizioni di sovrappeso, quasi come fosse un nemico da combattere e da tenere sempre sotto controllo, ed è dominato da un’intensa paura di ingrassare, anche in presenza di un evidente sottopeso.

Una persona è affetta da anoressia se manifesta le seguenti caratteristiche:

  • rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura;
  • intensa paura di acquisire peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso;
  • alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso;
  • amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.

Sebbene alcuni possano rendersi conto della propria magrezza, tipicamente i soggetti con questo disturbo negano le gravi conseguenze sul piano della salute del loro stato di emaciazione.

Le persone affette da anoressia di norma perdono peso diminuendo la quantità di cibo consumata. Predominano condotte ossessive legate al cibo, ad esempio nascondimento, sminuzzamento, rifiuto di mangiare in presenza di altri. Il cibo ed il peso diventano un’ossessione. Si comincia spesso anche a praticare intenso esercizio fisico nel tentativo di bruciare calorie ma è praticamente impossibile per l’anoressico trovare soddisfazione nel proprio aspetto fisico, che non raggiunge mai la forma desiderata.

Visita la pagina dei contatti per chiedere ulteriori chiarimenti o per fissare un primo colloquio gratuito relativamente alle tematiche ai disturbi alimentari collegati all’anoressia.

Bulimia nervosa

Bulimia Nervosa SaronnoLa bulimia è un disturbo  del comportamento alimentare caratterizzato da episodi in cui la persona ingurgita una quantità di cibo esorbitante per poi ricorrere a diversi metodi per non metabolizzarlo e, quindi, per evitare di ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico). Tutto ciò è connesso a una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento. L’episodio bulimico è caratterizzato dall’atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento. L’età d’esordio è indicativamente compresa fra i 12 e i 25 anni e colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile.

Un soggetto affetto da bulimia presenta le seguenti caratteristiche:

  • ricorrenti abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata sia dal mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, sia dalla sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando);
  • ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo;
  • le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi;
  • i livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo.

Bulimia SaronnoLe maggiori problematiche che caratterizzano i disturbi del comportamento alimentare sono l’importanza assegnata al cibo ed al proprio peso con priorità su tutti gli altri problemi personali. Il sintomo primario della bulimia è rappresentato da una costante ossessione nel tenere sotto controllo il peso e il cibo. Le persone affette da bulimia nervosa spesso mancano di autocontrollo durante le ricorrenti abbuffate. I soggetti sono solitamente normopeso, nonostante qualche variazione, ed è proprio per questo che risulta difficile accorgersi dell’insorgere della patologia. Il mangiare smodato e il purgarsi o il vomitare viene spesso fatto in segreto e può essere facilmente tenuto nascosto da una persona con un peso nella norma che si vergogna del proprio comportamento.

Frequentemente le crisi bulimiche sono seguite dalla messa in atto di comportamenti compensatori allo scopo di impedire l’aumento di peso, tra i più abituali è presente il vomito auto indotto.
Comportamenti frequenti di vomito portano alla perdita dello smalto dentale, aumento delle carie, ingrossamento delle ghiandole salivari.

Trattamento

Il trattamento della bulimia prevede di:

  • Ristabilire un comportamento alimentare adeguato, che sostituisca quello patologico;
  • Sviluppare tecniche che consentano di evitare i fenomeni di perdita di controllo sul cibo e l’uso di comportamenti evacuativi;
  • Modificare le convinzioni riguardo all’immagine corporea.

La prima parte del trattamento è finalizzata a normalizzare il peso e portare il paziente ad abbandonare i comportamenti di controllo del peso; la seconda parte è volta a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali; la terza prevede l’applicazione di procedure finalizzate a prevenire le ricadute, a mantenere i risultati raggiunti durante il trattamento e a preparare la fine della terapia.
Gli strumenti che risultano maggiormente utili per raggiungere questi scopi sono: il diario alimentare, alcune strategie di alimentazione, la modifica delle idee irrazionali su di sé e su gli altri.

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Depressione post partum

depressione post partum saronno

La depressione post partum è una patologia molto diffusa ma poco studiata. Circa la metà delle donne che soffre di depressione post partum non chiede aiuto. Questo disturbo insorge comunemente nella mamma entro le prime 4 settimane dal parto ed è ritenuta una forma particolare di depressione. E’ importante distinguerla dal “baby blues” ovvero una particolare tendenza all’instabilità emotiva e al pianto tipica dei primi 3/ 4 giorni dopo il parto che colpisce l’80% delle donne e si risolve spontaneamente.

La depressione post partum implica per la neo- mamma che ne soffre una serie di sintomi affettivi, cognitivi, comportamentali e fisiologici.

I sintomi affettivi sono:
cattivo umore, tristezza, sconforto, senso di disperazione, sentimenti di vuoto ed inutilità nei confronti della propria vita, voglia di piangere, mancanza di interesse nelle attività, diminuzione della partecipazione emotiva, desiderio di isolamento e ritiro, ansia (irritabilità, sbalzi emotivi)

I sintomi cognitivi sono:
la convinzione erronea di valere poco, soprattutto come mamma, autoaccusa e autocritica, valutazioni falsate della realtà che portano a considerare gli impegni quotidiani come particolarmente gravosi, indecisioni e difficoltà a concentrarsi, preoccupazioni rispetto alla propria salute, pensieri sulla morte e sul suicidio, sensi di colpa.

I sintomi comportamentali sono:
riduzione dell’attività spontanea, generale rallentamento motorio, riduzione della mimica facciale, accelerazione o riduzione dell’eloquio, agitazione motoria.

I sintomi fisiologici sono:

disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, indipendentemente dalla presenza del bambino), maggiore o minore appetito, affaticabilità, sensazione costante di essere debole o molto stanca.

depressione post partum saronno

Esistono una serie di “falsi miti” rispetto alla maternità.
Si pensa spesso, ad esempio, che la maternità sia un momento esclusivamente gioioso e che le donne in gravidanza debbano provare emozioni positive. Si pensa inoltre che l’attaccamento verso il proprio bambino avvenga spontaneamente e che sia privo di sentimenti negativi. Spesso il fatto di provare tristezza è considerato un sintomo di insofferenza e di rifiuto verso il proprio bambino. Queste convinzioni erronee portano spesso le neo mamme ad essere molto critiche verso se stesse e a considerare inadeguate le risposte emotive che invece sono assolutamente normali per qualsiasi mamma.

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Depressione

Psicologa per depressione a SaronnoLa depressione è associata ad uno stato d’animo depresso e una perdita di interesse nelle proprie attività abituali.

Sebbene la maggior parte delle persone si sentano tristi di tanto in tanto, chi soffre di depressione si sente triste, giù di morale, o vuoto, o ha poco interesse per molte delle normali attività in maniera pressochè costante, per almeno un paio di settimane. La persona con depressione sperimenta anche altri sintomi, come:

  • cambiamenti nell’appetito o significativi aumento o perdita di peso
  • problemi di sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o tendenza a dormire troppo)
  • stanchezza, irrequietezza, agitazione o rallentamento psicomotorio
  • sensazione di essere privo di valore, immeritevole o eccessivamente colpevole
  • difficoltà di concentrazione o diminuzione della capacità decisionale.

Trattamento

depressione saronnoNella depressione lo schema negativo domina il pensiero, il paziente è assorbito da pensieri negativi costanti e può diventare difficile riuscire a concentrarsi sugli stimoli esterni o impegnarsi in attività mentali volontarie. Lo psicologo cerca di interrompere questo circolo vizioso, insegnando al paziente a mettere in discussione i pensieri automatici negativi e a confutare i presupposti sui quali tali pensieri si fondano. Il trattamento prevede innanzitutto che lo psicologo fornisca informazioni in merito al disturbo: grazie a ciò, egli aiuta a correggere molte delle credenze errate e dei pregiudizi sul disturbo, tra cui quella secondo la quale la depressione sia una malattia inguaribile. La persona, riconoscendosi in quanto descritto, si sente compresa supera la vergogna. Successivamente il lavoro è volto a contrastare l’inerzia della depressione, risollevando l’umore e liberando la capacità di introspezione necessaria ad identificare i pensieri e gli schemi disfunzionali che altrimenti aggravano lo stato del paziente. Si lavora per incrementare lo svolgimento di attività piacevoli e per aiutare il paziente a trovare soluzione a problemi irrisolti. Spesso i depressi si sentono sopraffatti dai loro problemi, per cui è necessario “scomporre” i problemi più grandi in problemi più piccoli e più gestibili. Dopo aver individuato le modalità negative di pensiero del paziente (ad esempio “Non riesco a combinare nulla di buono”, “Sono inutile”, “Tutto va male ed è colpa mia”), ci si occupa di costruire valide modalità di pensiero alternative. L’ultimo passo consiste nel prevenire le ricadute.

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Ipocondria

“Gli ipocondriaci credono intensamente che qualsiasi sintomo, indipendentemente da quanto innocuo, si trasfomerà in un grave disturbo” dice il Dr. Arthur Barsky, professore di psichiatria all’università di Harvard.

La caratteristica principale dell’ipocondria, o ansia connessa allo stato di salute, è la credenza, basata su un’interpretazione erronea di segni o sintomi fisici, di stare sviluppando una grave malattia, senza che un’accurata valutazione medica abbia identificato motivi sufficienti per giustificare questi timori.
Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica.

ipocondria saronnoI soggetti ipocondriaci possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, o a causa di osservazioni, sensazioni, o eventi che riguardano il loro corpo.

I pazienti ipocondriaci, spesso, adottano uno stile di vita simile a quello di un malato cronico o di un invalido ed evitano attività che richiedono degli sforzi nel timore che questo possa nuocere alla loro salute. Soffrono molto e si lamentano della propria salute parlandone a lungo con chiunque li ascolti. Queste modalità d’interazione con gli altri conducono spesso il paziente ipocondriaco ad una progressiva compromissione delle relazioni interpersonali, sia all’interno che al di fuori del nucleo familiare. Rabbia e frustrazione sia da parte del paziente che da parte del medico che lo ha in carico sono frequenti e portano spesso il paziente a cercare aiuto e rassicurazione da parte di specialisti diversi.

Trattamento

I pazienti ipocondriaci interpretano in maniera erronea le sensazioni corporee e le informazioni relative al proprio stato di salute attribuendo loro una pericolosità molto superiore a quella reale. Il nucleo fondamentale del trattamento del paziente ipocondriaco consiste nell’ aiutarlo ad abbandonare la tendenza ad interpretare i sintomi come indicatori di una malattia fisica e costruendo insieme a lui un’ipotesi alternativa tramite delle tecniche specifiche. Alcune sedute sono dedicate alla psicoeducazione, che ha l’obiettivo di fornire al paziente informazioni specifiche sul disturbo in maniera chiara e mirata. L’obiettivo fondamentale e primario del trattamento è quello di modificare l’interpretazione che il paziente dà del suo stesso disturbo più che alleviare i suoi sintomi.

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Fobia Sociale

La grande maggioranza delle persone avverte una sensazione di nervosismo quando incontra gente nuova, quando deve parlare in pubblico o quando deve essere valutataFobia Sociale.

Tuttavia, per le persone che soffrono di Fobia Sociale, queste sensazioni possono divenire così intense, che esse non sono più in grado di funzionare in maniera efficace.

I soggetti con Fobia Sociale temono in maniera eccessiva di essere esaminati, giudicati o rifiutati dagli altri. Spesso hanno paura che gli altri si accorgano di quanto sono agitati e nervosi e quindi si convincono del fatto che saranno valutati negativamente. Proprio a causa di queste estreme paure, le persone che soffrono di Fobia Sociale spesso evitano i contatti sociali. Alcuni soggetti temono ed evitano solo determinate situazioni, ad esempio il parlare in pubblico; altri finiscono invece per evitare la maggior parte o tutte le situazioni sociali.

Le situazioni sociali più comunemente temute da chi soffre di fobia sociale sono:

  • parlare in pubblico
  • essere al centro dell’attenzione
  • incontrare persone nuove
  • partecipare a feste o ricevimenti
  • parlare con persone che occupano una posizione di autorità
  • mangiare o scrivere in pubblico
  • utilizzare i bagni pubblici
  • affrontare un esame.

Trattamento Fobia Sociale

La fobia sociale, se non adeguatamente trattata, tende a cronicizzarsi. Infatti i caratteristici evitamenti delle situazioni temute, ad esempio delle prestazioni, contribuiranno a limitare sempre di più le interazioni ed accresceranno la percezione di inadeguatezza personale e di giudizio critico da parte degli altri.

Il trattamento della fobia sociale è mirato a modificare le rigide convinzioni connesse a sé oltre che a promuovere una graduale esposizione alle situazioni sociali ansiogene.
In sintesi, nel corso del trattamento, ci si pone i seguenti obiettivi:

  • modificare le modalità di pensiero che sostengono l’ansia sociale;
  • ridurre la focalizzazione su di sé e su possibili segni di fallimento;
  • superare gli evitamenti e i comportamenti protettivi;
  • favorire l’esposizione alle situazioni temute.

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Disturbo Ossessivo-Compulsivo

La caratteristica essenziale del Disturbo Ossessivo-Compulsivo è la presenza di ossessioni e/o compulsioni.

disturbo ossessivo compulsivo saronno

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, vissute dalla persona come intrusive e inappropriate, che causano ansia o disagio marcati. La persona riconosce che il contenuto delle ossessioni è estraneo a sè, non è sotto il proprio controllo, e non è il tipo di pensiero che si aspetterebbe di avere. Comunque, l’individuo è capace di riconoscere che le ossessioni sono il prodotto della sua mente e che non vengono imposte dall’esterno.
Le ossessioni più frequenti sono: pensieri ripetitivi di contaminazione (ad esempio essere contaminati quando si stringe la mano a qualcuno o quando si entra a contatto con sangue, urina, feci, siringhe), dubbi ripetitivi (chiedersi se si è lasciata la porta aperta o se ci si è comportati in modo tale da causare danni a qualcuno con la propria automobile), la necessità di avere le cose in un certo ordine (disagio intenso quando gli oggetti sono in disordine o asimmetrici), pensieri o, più spesso, immagini relative a scene in cui la persona mette in atto comportamenti indesiderati e inaccettabili, privi di senso, pericolosi o socialmente sconvenienti, ossessioni di accumulo (tendenza ad accumulare oggetti insignificanti e privi di valore).

L’individuo con ossessioni di solito cerca di ignorare o sopprimere tali pensieri o impulsi, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni (cioè, una compulsione). Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il disagio. Nella maggior parte dei casi la persona si sente spinta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio che accompagna un’ossessione o per prevenire qualche evento o situazione temuti. Per definizione le compulsioni sono chiaramente eccessive e non connesse in modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o prevenire. Le compulsioni più comuni comprendono lavarsi e pulire, contare, controllare, richiedere o pretendere rassicurazioni, ripetere.

psicologo saronno per disturbo ossessivo compulsivo

Le ossessioni e le compulsioni devono causare disagio marcato, far consumare tempo o interferire significativamente con la routine normale dell’individuo, con il funzionamento lavorativo, con le attività sociali, o con le relazioni con gli altri. Le ossessioni o compulsioni possono sostituire comportamenti utili e soddisfacenti, e possono essere altamente distruttive per il funzionamento globale dell’individuo. Poiché le intrusioni ossessive possono distrarre, frequentemente determinano insufficiente esecuzione di compiti cognitivi che richiedono concentrazione, come leggere o calcolare. Inoltre molti individui evitano gli oggetti o le situazioni che provocano le ossessioni o le compulsioni. Tale evitamento può divenire esteso e limitare gravemente il funzionamento generale.

Trattamento Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Nel trattamento ci si avvale di tecniche mirate ad aiutare il paziente a riconoscere sempre meglio e poi a regolare i meccanismi mentali che sono alla base e conseguenti al disturbo, ad esempio l’eccessivo senso di responsabilità oppure il timore di essere colpevoli di eventuali catastrofi a causa di disattenzioni o errori, l’eccessiva importanza attribuita ai pensieri, la sovrastima della possibilità di controllare i propri pensieri e sovrastima della pericolosità dell’ansia.

Il paziente impara gradualmente a diventare consapevole dei propri pensieri e a darne il giusto peso. Il trattamento serve inoltre ad imparare ad accettare le sensazioni spiacevoli generate dall’ansia e a impegnarsi gradatamente a non mettere in atto gli evitamenti e i rituali.

Viene anche utilizzata l’esposizione con prevenzione della risposta. Essa consiste nell’esporre gradatamente il paziente al pensiero, immagine o evento temuto e nel fare in modo che resista all’impulso di compiere il rituale. Questa graduale esposizione avviene in modo tale che il paziente non avverta un disagio eccessivo e non gestibile. 
Con la graduale esposizione e nel corso del trattamento il soggetto si renderà conto, così, che l’ansia si placa anche senza eseguire i rituali, solo più lentamente. 
La prima regola del trattamento è quindi quella di “evitare di evitare”, questo principio è alla base degli esercizi di esposizione graduata e di prevenzione della risposta.

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Attacchi di Panico

Il disturbo di panico è un disturbo d’ansia, caratterizzato da frequenti ed inaspettati attacchi di panico. L’attacco di panico è tra i più frequenti e diffusi disturbi d’ansia.

attacchi di panico saronno

L’ansia e la paura sono emozioni che provano tutti. Sono indicatori in grado di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli. Se si mantengono entro certi livelli, queste emozioni ci consentono di affrontare le situazioni temute ricorrendo alle risorse mentali e fisiche più adeguate (es. se attraversiamo la strada e una macchina che sta sopraggiungendo suona il clacson, possiamo spaventarci e, in preda alla paura, metterci in salvo).

Si verifica un attacco di panico quando l’ansia o la paura provate sono così intense da generare alcuni dei seguenti sintomi mentali e fisici:

  • palpitazioni o tachicardia;
  • sensazione di asfissia o di soffocamento;
  • dolore o fastidio al petto (es. senso di oppressione toracica);
  • sensazioni di sbandamento o di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata);
  • disturbi addominali o nausea;
  • sensazioni di torpore o di formicolio;
  • brividi di freddo o vampate di calore;
  • tremori o scosse;
  • bocca secca o nodo alla gola;
  • sudorazione accentuata;
  • sensazione di irrealtà (derealizzazione) o sensazione di essere staccati da se stessi (depersonalizzazione);
  • confusione mentale;
  • paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • paura di morire.

L’attacco di panico, dunque, consta di un’improvvisa e rapida escalation di ansia che si manifesta entro un periodo di 10 minuti. Perché un episodio sia diagnosticabile come attacco di panico devono essere presenti almeno 4 dei sintomi sopra elencati.

Il Disturbo di Panico (DP) si caratterizza per la presenza di ricorrenti attacchi di panico.
Inoltre, nel DP  gli episodi sono ricorrenti, e per un mese (o più) il soggetto trascorre buona parte del suo tempo in preda alla paura di successivi attacchi, è preoccupato dell’implicazioni dell’attacco o dalle sue conseguenze (per es., perdere il controllo, avere una attacco cardiaco, impazzire, ecc.) e il suo comportamento risulta alterato.

Trattamento attacchi di panico

Psicologa per attacchi di panico a SaronnoIl trattamento per il disturbo di panico si basa sul presupposto che, durante un attacco di panico, la persona tende ad interpretare alcuni stimoli esterni (es. code nel traffico, luoghi chiusi o aperti) o interni (es. tachicardia, sensazione di svenimento, confusione mentale) come pericolosi, come il segnale di un’imminente catastrofe; tali interpretazioni, spaventando la persona, scatenano l’ansia, producendo i relativi sintomi mentali e fisici.

Nel trattamento il paziente svolge un ruolo attivo nella risoluzione del suo problema e, insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali, con la finalità di interrompere i circoli viziosi del panico.
Si interviene su ognuna delle aree dove agisce il panico: sintomi fisici, pensieri disfunzionali e comportamento.

Uno dei primi obiettivi è quello di aiutare il paziente a comprendere che gli sgradevoli sintomi fisici che avverte durante l’attacco di panico non sono pericolosi, ma rappresentano piuttosto una conseguenza dell’ansia: il paziente impara a capire che nulla di quello che teme quando attiva i tipici “pensieri catastrofici” accadrà veramente. Questa consapevolezza aiuta a interrompere il circolo vizioso dell’ansia ed evita un peggioramento delle sensazioni fisiche spiacevoli. Al paziente vengono insegnate tecniche mirate (rilassamento, controllo della respirazione, ecc.) grazie alle quali è possibile fronteggiare le spiacevoli sensazioni fisiche dovute al panico.

Al paziente si insegna ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni che causano l’attacco di panico e poi a valutare se si tratta di pensieri realistici o realmente preoccupanti. Il paziente imparerà gradualmente come l’attacco di panico sia dovuto ad un errore di “interpretazione” delle sensazioni, percepite come dannose. Il soggetto si convince di essere in pericolo di vita, di essere prossimo a perdere il controllo delle proprie azioni o a impazzire. Quando il paziente inizia a comprendere che questi pensieri sono errati, si tranquillizza e riesce a gestire in modo più funzionale la sintomatologia.

Gradualmente si porta il paziente a ridurre l’evitamento delle “situazioni” che teme produrranno un attacco di panico. Si comincerà da quelle più facili, per passare poi gradualmente a quelle più “paurose”. Il paziente potrà così rendersi conto, direttamente e in prima persona, che esse non costituiscono un pericolo oggettivo per la sua incolumità. Questo è uno dei modi più efficaci per riuscire ad affrontare le proprie paure e riappropriarsi della propria vita.

Visita la pagina dei contatti per chiedere ulteriori chiarimenti relativamente agli attacchi di Panico o per fissare un primo colloquio gratuito relativo al trattamento del disturbo da attacchi di panico a Saronno presso la sede della dott.ssa Paola Marinoni in viale delle rimembranze.

 

Disturbi Umore

imagesI disturbi dell’umore sono delle alterazioni del tono affettivo e del comportamento interpretabili come una risposta esagerata alle emozioni che si affrontano quotidianamente.

Possono riguardare i sentimenti di tristezza e distacco emotivo che caratterizzano la depressione oppure lo stato di esaltazione e irritabilità della mania.

I principali disturbi dell’umore sono:

Depressione: è un disturbo dell’umore caratterizzato da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di influenzare in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il funzionamento di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale. Tutte le forme di depressione hanno in comune una marcata tristezza e umore depresso per la maggior parte del giorno. Durante le fasi depressive si possono riscontrare anche insonnia (o ipersonnia) e perdita (o aumento) di peso. Dal punto di vista psicofisiologico, le persone affette da depressione denunciano agitazione o un vero rallentamento psicomotorio. I pensieri possono avere caratteristiche autosvalutanti, sfiducia nei confronti del futuro e con presenza di sensi di colpa eccessivi e immotivati. Si riscontrano spesso difficoltà di attenzione, indecisione e, nei casi più gravi, pensieri ricorrenti di morte.

Depressione post partum: questo disturbo è più frequente di quanto si creda. Ricerche internazionali indicano che ogni 10 neomamme, una o due soffrono di depressione postnatale.

Le madri affette da questa patologia provano una eccessiva preoccupazione o ansia, sono estremamente irritabili e si sentono sovraccariche e sotto pressione; è spesso presente una generale difficoltà nel prendere decisioni, l’umore è depresso, sono frequenti sentimenti di colpa e perdita di speranza nel futuro e una marcata perdita di interesse o di piacere nel fare le cose.

Può essere presente una compromissione del sonno e dell’appetito; possono comparire sintomi fisici (solitamente dolori, parestesie, debolezza muscolare).

Alcuni sintomi specifici riguardano la relazione madre-bambino e spesso acuiscono nella madre sentimenti di colpa, vergogna e inidoneità al ruolo di madre. In particolare è molto frequente:

  • considerare il bambino come un peso
  • non provare emozioni nei confronti del bambino
  • sentirsi inadeguate nella cura del bambino, avere paura di restare sole con lui
  • pensare di essere madri e mogli incapaci
  • non riuscire a concentrarsi nelle cose quotidiane, che hanno a che fare con l’interazione con il bambino.

I modelli culturali e la società in genere comunicano alle future madri e alle neomamme il mito della maternità, ovvero l’erronea immagine di una madre perfetta, sempre gioiosa e padrona di ogni situazione, immagine in verità poco realistica e colpevole di favorire la nascita del senso di inadeguatezza nelle neomamme.

Disturbo bipolare: è un disturbo mentale che implica profonde alterazioni dell’umore accompagnate da gravi alterazioni delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti di un individuo. Le emozioni di una persona affetta dal Disturbo bipolare possono passare in tempi rapidi da un profondo stato depressivo ad un’eccitazione smodata, senza nessuna ragione apparente. Nella fase maniacale, il disturbo si manifesta tipicamente in forme di disinibizione marcata e in altri comportamenti eccessivi e socialmente inappropriati. Al contrario, le fasi depressive possono risultare talmente gravi da portare anche ad episodi di autolesionismo.

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