Archivi categoria: Articoli di Psicologia

raccolta di articoli di psicologa della dott.ssa Paola Marinoni psicologa e psicoterapeuta cognitiva comportamentale con sede a Saronno.

In queste raccolte di articoli di cercheranno di dare degli spunti ai lettori relativamente alle tematiche del sostegno psicologico e della psicoterapia, cercando di fornire utili informazioni per quanti siano alla ricerca di approfondimenti, spunti o semplicemente vogliano leggere un parere di un esperto del mondo psicologico su alcuni argomenti principali e comuni relativamente alle problematiche più comuni.

Ho paura o sono in ansia?

Recentemente mi è capitato di rivedere un video in cui l’attore Will Smith parla della paura provata prima di lanciarsi con il paracadute. La visione del filmato mi ha stimolata a ragionare sulla differenza che intercorre tra paura e ansia.

Da un punto di vista cognitivo, la paura insorge in presenza di una fonte di pericolo reale, tangibile, identificabile e spesso immediata. Per esempio, se un leone è in piedi davanti a me, ho paura. Se sto per saltare da un aereo e mi trovo davanti al portellone aperto a 3.000 piedi di altitudine, ho paura.

L’ansia invece compare nelle situazioni in cui viene percepito un pericolo che è solo potenziale. Non ho ancora visto il leone, non me lo sono ancora trovato davanti, ma penso che potrebbe essere in agguato nelle vicinanze. Mi immagino che potrebbe assalirmi e che io non avrei, a quel punto, alcuna via di scampo. Non mi sono ancora lanciato nel vuoto, ma penso che potrei sentirmi male, avere un attacco cardiaco o schiantarmi al suolo. Mi preoccupo di qualcosa che non è ancora accaduto e che magari non accadrà mai. Ma nella mia mente prende piede il pensiero che potrei trovarmi davvero di fronte a quella situazione che temo.

Possiamo quindi affermare che la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale, che ha quindi un “oggetto” preciso e ben identificato (paura del buio, dei ragni, dell’altezza…)

L’ansia è invece una reazione emotiva ad un pericolo che è soltanto percepito come tale.

In psicoterapia, possiamo affrontare sia le paure che l’ansia attraverso un percorso di terapia cognitivo-comportamentale. Le paure problematiche spesso emergono nel contesto delle fobie (ad esempio, la paura di volare o dell’altezza). L’ansia clinicamente rilevante tende a manifestarsi sotto forma di eccessiva preoccupazione, tensione, irrequietezza, eccessiva sensibilità e ipervigilanza. Entrambe le sensazioni scatenano il nostro meccanismo di risposta “attacco-fuga” (descritto più dettagliatamente nell’articolo “Ansia: reazione di attacco-fuga”).

Il trattamento di scelta più spesso riguarda la terapia dell’esposizione, in cui il paziente impara a esporsi gradualmente agli stimoli che teme, con costante supporto da parte del terapeuta.

Ecco qui il video di Will Smith che parla delle sue paure!

Buona visione!

https://www.youtube.com/watch?v=yfqC6qRZcYM

Per coloro che fossero interessati ad approfondire le tematiche relative alla terapia cognitiva  per superare la paura o per gestire l’ansia con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa e psicoterapeuta a Saronno, è possibile chiamare il numero 3402871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito.

E’ possibile inoltre consultare la pagina dei contatti del sito per avere ulteriori informazioni e delucidazioni sulla modalità di contatto della dott.ssa Paola Marinoni.

Formicae.

Ho letto “Formicae”, quarto romanzo thriller di Piernicola Silvis, tutto d’un fiato.
Mi è piaciuto molto, non solo perché è un testo ben scritto e appassionante, ma anche perché accompagna il lettore, con grande maestria, in un viaggio di scoperta della psiche del colpevole, raccontandone la storia e descrivendone molto accuratamente sfumature di buio, manie, ossessioni religiose e perversioni.

E’ un thriller anomalo, in cui il nome del “mostro”, colui che rapisce e uccide bambini, viene svelato sin dalle prime pagine. I capitoli infatti si alternano tra la ricerca del colpevole, raccontata in prima persona da Renzo Bruni, poliziotto che coordina la caccia al serial killer, e la storia di Bruno Pastore, l’assassino.

Bruno è un ragazzo apparentemente normale, quieto e taciturno. In realtà dentro di lui convivono lati oscuri: illimitato senso di potere, totale assenza di empatia, delirio di onnipotenza e inesistente coinvolgimento affettivo relazionale, tratti che caratterizzano la personalità narcisistica.

Il delirio di onnipotenza può essere descritto come uno stato patologico in cui il soggetto è convinto di poter esercitare un potere illimitato sul mondo che lo circonda, di saper fare tutto e di poter ottenere qualunque cosa, con qualsiasi mezzo. Il soggetto ha costantemente bisogno di rimarcare la propria superiorità rispetto agli altri.
Il delirio di onnipotenza può insorgere in seguito e a causa di un’infanzia caratterizzata da profondi disagi e frustrazioni, che il soggetto cerca di fronteggiare negando la propria vulnerabilità, assumendo un atteggiamento rabbioso nei confronti degli altri, considerati stupidi, incapaci e inferiori. Nel romanzo Diego presenta proprio queste caratteristiche; è in guerra con il mondo intero, compie crimini efferati senza mostrare alcun senso di colpa e sfida costantemente Bruni, recapitandogli messaggi contenenti indizi che potrebbero essere decisivi per la sua identificazione.
Non a caso, si scopre che Diego è stato cresciuto in un orfanotrofio gestito da suore, una delle quali infligge al bambino un tremenda punizione (restare sdraiato, con il corpo cosparso di briciole di pane, sopra un termitaio). Probabilmente proprio a causa di questo atroce castigo Diego sviluppa la sindrome di Ekbom o delirio dermatozoico, (una patologia caratterizzata dalla convinzione delirante di essere infestati da parassiti): sente infatti il suo corpo invaso dalle formiche che, come lui stesso afferma, gli rosicchiano il cervello.
All’età di sei anni Diego viene adottato e finisce a vivere con un uomo che, grazie ai suoi legami con la malavita locale, tenta di coprire in ogni modo le stranezze del figlio e una madre moralista e nevrotica che impone al bambino rituali religiosi, regole e divieti.

Lo psicologo Stephen Johnson scrive che il narcisista è qualcuno che ha “seppellito la sua vera auto-espressione in risposta alle ferite primitive che ha ricevuto e lo ha sostituito con un sé falso altamente sviluppato e compensativo”.
Il narcisista è spesso immaginato come una persona innamorata di se stessa. È più accurato affermare che il narcisista patologico è qualcuno che è innamorato di un’immagine di sé idealizzata, che viene mostrata per evitare di entrare a contatto e di permettere agli altri di entrare a contatto con il sé reale, ferito. In fondo, il narcisista patologico si sente come il “brutto anatroccolo”, anche se non si consente di ammetterlo.

Partendo dall’analisi della cornice familiare e dell’infanzia di Diego, prende spunto la mia riflessione sul legame di attaccamento, ossia la relazione primaria che si sviluppa tra un bambino e il genitore (o figura di accudimento).
Nello specifico, il soggetto che presenta un disturbo narcisistico di personalità può rappresentarsi, a partire dal rapporto con la figura di accudimento primaria, come bisognoso di cure e percepire gli altri come non disponibili a fornirle. In lui matura quindi l’aspettativa di essere respinto. Questa condizione porta il soggetto a convincersi di poter fare a meno dell’amore degli altri e a non ricercare il loro sostegno. Il soggetto narcisista impara che deve affidarsi solo a se stesso: impara quindi a non esprimere i propri bisogni e ad assumere atteggiamenti di distacco e di superiorità.
Se le esperienze infantili hanno fatto emergere sentimenti di vergogna, rabbia, impotenza, il bambino crescerà aspettandosi di essere sfruttato, rifiutato o respinto nelle interazioni con gli altri e dall’ambiente circostante. Quindi, per paura di soffrire ancora, eviterà di entrare in contatto con le proprie emozioni, non esprimerà i propri bisogni e non cercherà la vicinanza emotiva degli altri, convincendosi di dover contare solo su se stesso, sulle proprie capacità e sui propri meriti. Nelle relazioni con gli altri quindi l’intimità viene rifiutata e svalorizzata, perché percepita come qualcosa di minaccioso. Il narcisista tende quindi a dissociare gli aspetti di sé che percepisce come negativi, perché proprio a causa di questi potrebbe essere ulteriormente rifiutato. Nel contempo tende anche però a compiacere l’altro, assumendo atteggiamenti che lo rendano il più possibile amabile. In una relazione in cui l’altro viene percepito come inaccessibile, il narcisista impara a dare valore unicamente al proprio mondo interno: sviluppa quindi una rappresentazione grandiosa di sé, si aspetta di dover ricevere trattamenti speciali, emette atteggiamenti aggressivi nei confronti di un ambiente che non gratifica le sue aspettative.

Consiglio vivamente la lettura di questo thriller, agli appassionati del genere, a chi fa il mio stesso lavoro, a chi ha semplicemente voglia di leggere un bel romanzo.

La terapia metacognitiva

MCT Italia

La terapia metacognitiva (MCT) è una psicoterapia sviluppata da Adrian Wells e Gerald Matthews nei primi anni ’90, inizialmente applicata al trattamento del disturbo d’ansia generalizzato. Nel corso degli anni essa è stata ulteriormente sviluppata e attualmente è impiegata nel trattamento dei disturbi d’ansia e della depressione (Wells, 1995, 2000, 2009). Diversi studi hanno dimostrato che la terapia metacognitiva è un metodo di trattamento molto efficace per una grande varietà di disturbi psicologici.

Attualmente la terapia della salute mentale è dominata dalla terapia cognitivo-comportamentale (CBT). La CBT infatti è stata considerata negli ultimi anni il trattamento più efficace per la maggior parte delle psicopatologie.

Tuttavia, la CBT non risulta sempre efficace. Una meta-analisi (uno studio che compara i risultati di diverse ricerche) pubblicata nel 2015 ha mostrato come la CBT stia diventando meno efficace.

Adrian Wells, professore di Psicopatologia Clinica e Sperimentale presso l’Università di Manchester e co-fondatore del Metacognitive Institute ha sviluppato la teoria che sta alla base di questa nuova forma di terapia.

La messa a punto della teoria è avvenuta molto recentemente, basti pensare che il libro di riferimento principale, “Terapia metacognitiva per l’ansia e la depressione”, è stato pubblicato solo nel 2011.

Nonostante la recente comparsa sulla scena clinica, i risultati emersi finora sono molto promettenti. Una meta-analisi del 2014  pubblicata dall’Associazione Americana per l’Ansia e Depressione (ADAA) ha concluso che “la MCT è efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia e della depressione e produce risultati migliori di quelli relativi ai gruppi di controllo e ai soggetti trattati con la CBT”.

La terapia metacognitiva si distingue dalla terapia cognitiva (CBT). Mentre quest’ultima si focalizza sul contenuto negativo dei pensieri con l’obiettivo di ristrutturare gli schemi cognitivi disfunzionali, la terapia metacognitiva si concentra sul modo in cui la persona reagisce ai propri pensieri.

Essa si propone di aiutare le persone a cambiare il modo in cui pensano, e, successivamente, il modo in cui vivono i loro pensieri negativi, piuttosto che cercare di modificare il contenuto dei loro pensieri. L’obiettivo è di aiutare i pazienti a sviluppare nuove modalità attraverso cui relazionarsi con i propri pensieri e le proprie credenze.

Quindi la terapia metacognitiva si occupa del modo in cui rispondiamo ai nostri pensieri e ai processi che portano a vedere la realtà in maniera erronea e disfunzionale.

Che cos’è la Metacognizione

terapia metacognitivaLa metacognizione si riferisce ai fattori cognitivi che controllano, monitorano e valutano il pensiero, ossia a tutto ciò che pensiamo sul nostro pensiero. Secondo la terapia metacognitiva tali fattori hanno un ruolo centrale nell’insorgenza degli stili di pensiero dannosi e nel mantenimento delle emozioni negative.

Una caratteristica comune dei disturbi mentali come l’ansia e la depressione è che i soggetti che ne soffrono spesso sperimentano la sensazione di non riuscire a interrompere i pensieri negativi. Molti pazienti sono convinti di non essere in grado di controllare i propri pensieri ed emozioni, rimanendo bloccati in un circolo vizioso negativo. Ecco che insorge un particolare modello di risposta che contribuisce a mantenere e a rinforzare sia le emozioni che i pensieri negativi. Il pattern in questione prende il nome di Sindrome Cognitivo-Attentiva (Cognitive Attentional Syndrome, CAS) e “si manifesta con fenomeni di preoccupazione, ruminazione, focalizzazione dell’attenzione e con l’uso di strategie di coping e/o di autoregolazione disfunzionali” (Wells, 2012).

Il CAS è caratterizzato da varie forme di pensiero ripetitivo, come il rimuginio e la ruminazione, il monitoraggio della minaccia, i comportamenti disfunzionali di autoregolamentazione, come l’evitamento e la soppressione del pensiero. Queste pratiche rinforzano i modelli di pensiero e di comportamento disfunzionali e riducono la flessibilità attentiva.

La terapia metacognitiva, che utilizzo quotidianamente nella mia pratica clinica si sta rivelando davvero un metodo efficace e rapido nel trattamento di molti disturbi psicopatologici legati all’ansia e all’umore.

Appuntamento per Terapia Metacognitiva

Per coloro che fossero interessati ad approfondire le tematiche relative alla terapia metacognitiva con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa e psicoterapeuta a Saronno, è possibile chiamare il numero 3402871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito.

E’ possibile inoltre consultare la pagina dei contatti del sito per avere ulteriori informazioni e delucidazioni sulla modalità di contatto della dott.ssa Paola Marinoni.

articolo di introduzione alla rabbia

Che rabbia!

Che cosa è la rabbia?

La rabbia è un sentimento normale di cui noi tutti facciamo esperienza. Si tratta di una risposta istintiva ad una percezione di minaccia.

Quando ci arrabbiamo, il nostro corpo cambia per permetterci di affrontare la minaccia: si verificano, ad esempio, accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa, della temperatura corporea, dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, della tensione muscolare e della sudorazione.

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dipendenza affettiva

Ti prego, stammi sempre accanto!

Il disturbo dipendente di personalità è una patologia caratterizzata da una dipendenza psicologica pervasiva ed eccessiva da altre persone. Questo significa che i soggetti che presentano tale disturbo hanno bisogno degli altri per soddisfare i loro bisogni emotivi e fisici e sono convinti di non essere in grado di vivere da soli, senza l’aiuto degli altri. Essi pensano che le altre persone siano maggiormente in grado di affrontare le complessità della vita: gli altri sono più competenti e sicuri di sé e sono in grado di fornire un senso di sicurezza e di sostegno. Gli individui dipendenti evitano situazioni che richiedono loro di prendere decisioni o di assumersi le proprie responsabilità perché si considerano deboli, bisognosi e fragili. Pensano che il loro benessere sia legato alla presenza, al loro fianco, di una persona supportiva e forte. Il paziente con disturbo dipendente di personalità ha tremendamente paura di essere rifiutato e vive con grande ansia la possibilità che le sue relazioni affettive possano interrompersi; evita infatti le tensioni e i conflitti interpersonali. Quando un legame finisce, le persone con disturbo di personalità dipendente cercano urgentemente in un altro rapporto la cura e il sostegno di cui hanno bisogno. Il soggetto dipendente tende ad essere compiacente per non creare disappunto, vive con ansia e risentimento le critiche e la disapprovazione e, per essere accettato, spesso si presta ad eseguire compiti spiacevoli.

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depressione e bassa autostima

La Relazione tra Depressione e Bassa Autostima

Depressione e bassa autostima sono frequentemente intrecciate.

La depressione è un disturbo dell’umore. Chi ne soffre ha un umore depresso durante tutto il giorno per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo gratificavano. Ci si sente apatici, irritabili, stanchi, si hanno pensieri negativi e spesso si percepisce la vita come dolorosa e senza senso.

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la mente non si ferma mai

Quando la mente non si ferma mai…

Marta è una ragazza di 27 anni che ha recentemente iniziato il suo primo lavoro dopo aver conseguito con buoni voti una laurea in economia. Vive con la migliore amica. Marta è sempre stata una persona ansiosa. Spesso gli amici e i familiari le fanno notare che si preoccupa troppo. Durante il periodo del liceo aveva enormi difficoltà nel gestire la preoccupazione di arrivare tardi in classe, di non essere sufficientemente preparata, di prendere brutti voti. Temeva di poter perdere i suoi amici, far arrabbiare i suoi genitori, non piacere agli altri, di sbagliare la scelta dell’università.

Temeva di poter essere lasciata dal fidanzato, si preoccupava del fatto di non avere tempo a sufficienza per portare a termine tutto ciò che doveva fare. Marta ha difficoltà nel gestire queste preoccupazioni, soprattutto perché esse compaiono quando cerca di rilassarsi a fine giornata, quando è in pausa ed è fuori con gli amici. Spesso si sente affaticata e avverte tensione muscolare e dolori agli arti. Si accorge di essere frequentemente irritabile (si arrabbia con la coinquilina o il fidanzato). Marta non ricorda quando si è sentita rilassata l’ultima volta, è sempre agitata, tesa e in allerta, con la sensazione che debba accadere qualcosa di brutto.

Negli ultimi sei mesi ha disturbi del sonno: spesso se ne sta sdraiata a letto senza riuscire a prendere sonno, si sveglia frequentemente, oppure si sveglia nel mezzo della notte e non riesce più a riaddormentarsi. Quando le preoccupazioni diventano eccessive fatica a concentrarsi e molte persone le dicono che sembra sempre distratta. Spesso chiede ad amici e parenti cosa pensano di lei o li coinvolge in merito alle sue preoccupazioni, portandoli all’esasperazione. Marta sa che la sua ansia rappresenta un problema, ma teme che smettendo di preoccuparsi le cose peggiorerebbero.”

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Nuovo Centro Ieled a Meda

Ieled – Centro di psicologia per l’età evolutiva – ha il piacere di annunciare l’apertura della nuova sede a Meda con l’INAUGURAZIONE che si terrà domenica 4 ottobre dalle 16.30, in Largo Europa 7. Nel corso del pomeriggio vi sarà l’opportunità di visitare il Centro e ricevere informazioni circa i Servizi, che lo stesso offre.
Ieled è un centro specialistico che si occupa delle difficoltà cognitive ed emotive dei bambini e degli adolescenti, nelle sue sedi di Meda, Milano e Saronno, composto da un’Equipe di professionisti qualificati ed accreditati, che lavorano ponendo al centro dei loro interventi i bisogni e le risorse dei bambini e delle loro famiglie.
Con l’occasione, l’Equipe del Centro ha, inoltre, il piacere di presentare il nuovo sito della sede di IELED Meda (www.ieledmeda.it).
Il sito è stato pensato e realizzato per aiutare la famiglia e la scuola a districarsi tra i bisogni e le difficoltà che i bambini e i ragazzi possono incontrare durante il loro percorso di crescita. L’obiettivo del Centro è quello di fornire – all’adulto prima e al bambino poi – un aiuto efficace, basato su evidenze scientifiche, in un contesto di empatia e collaborazione.
Il Centro si propone di accompagnare, chi si rivolge ad esso, in un percorso personalizzato ed integrato, in cui ogni aspetto del problema è accuratamente considerato, approfondito e condiviso passo dopo passo.

E se succedesse qualcosa di brutto?

ansia generalizzata

Ho frequenti disturbi legati al sonno. Spesso mi sveglio agitato nel bel mezzo della notte. Ho problemi di concentrazione, faccio fatica anche a leggere il giornale o un romanzo. A volte mi sento un po’ stordito. Spesso il mio cuore inizia a battere all’impazzata: questo aumenta la mia preoccupazione. Ho sempre avuto la tendenza di pensare che le cose siano peggio di quello che realmente sono. Nei giorni scorsi ho avuto un forte mal di stomaco: mi sono convinto di avere un tumore. Mi preoccupo continuamente per tutto.

Le persone che hanno difficoltà a gestire la propria ansia generalmente hanno la tendenza a preoccuparsi per molte cose. Si parla di ansia generalizzata quando la preoccupazione (worry), pervasiva e difficilmente controllabile, risulta essere eccessiva rispetto agli eventi di cui si ha timore. Le preoccupazioni riguardano differenti ambiti di vita: il lavoro, la salute, la famiglia, le condizioni economiche. Se un collega parla della situazione finanziaria dell’azienda, insorge immediata la paura di poter essere licenziati, se un’amica non risponde ad una telefonata e non richiama ci si convince che il rapporto d’amicizia si sia interrotto. Il solo pensiero, quando ci si sveglia la mattina, di dover affrontare la giornata può generare ansia.

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Borse di Studio per Laurea Triennale In psicologia a Milano

L’Università Sigmund Freud di Milano offre una interessante opportunità per quanti vogliono intraprendere la facoltà di psicologia a Milano

BANDO DI CONCORSO PER L’ASSEGNAZIONE DI UNA BORSA DI STUDIO PER L’ESONERO TOTALE E QUATTRO BORSE DI STUDIO PER L’ESONERO PARZIALE A STUDENTI MERITEVOLI AMMESSI AL PRIMO ANNO DEL CORSO TRIENNALE DI PSICOLOGIA NELL’A.A. 2015/2016.

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La psicoterapia cognitivo-comportamentale

Attualmente la psicoterapia cognitivo-comportamentale è ritenuta uno degli approcci più affidabili ed efficaci per la comprensione e il trattamento dei disturbi psicopatologici. Essa si basa sul presupposto che vi sia uno stretto legame tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi siano il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel corso del tempo. Viene sottolineato come le distorsioni cognitive (errate modalità di pensiero) e la rappresentazione soggettiva della realtà facciano insorgere e mantengano i disturbi emotivi e comportamentali. In altre parole, secondo la terapia cognitiva non sarebbero gli eventi che si verificano nella nostra vita a creare e a mantenere i problemi psicologici, quanto piuttosto il modo in cui li interpretiamo. La psicoterapia cognitivo-comportamentale si propone come obiettivo quello di aiutare i pazienti ad identificare i pensieri ricorrenti e gli schemi rigidi di ragionamento e di interpretazione della realtà, e a sostituirli con credenze più funzionali. Essa si propone di aiutare la persona a dare significato alle situazioni in modo più costruttivo, realistico e funzionale al proprio benessere.

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I pensieri brutti ti rendono “brutto”?

Oggi ho ripreso  in mano il libro “Gli Sporcelli” di Roald Dahl, autore di numerosi romanzi per bambini. E’ stato illuminante scoprire come in poche parole riesca a riassumere uno dei concetti base della terapia cognitiva, secondo il quale “Pensare male ci fa vivere male“.

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Se una persona ha brutti pensieri, dopo un po’ glieli leggi in faccia. E quando i brutti pensieri li ha ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, il suo viso diventa sempre più brutto, finché non diviene talmente brutto che non sopporti quasi più di guardarlo.

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Una persona con pensieri gentili non potrà mai essere brutta. Potrà avere il naso bitorzoluto e la bocca storta e i denti in fuori ma, se ha pensieri gentili, questi le illumineranno il viso come raggi del sole, e apparirà sempre bella.”

Per chi fosse interessato ad approfondire la tematica relativa alle distorsioni cognitive con la dott.ssa Paola Marinoni, psicologa a Saronno, è possibile chiamare il numero 3402871971 oppure mandare una mail all’indirizzo info@psicologasaronno.it per prenotare un primo colloquio gratuito. E’ possibile consultare la pagina dei contatti.

La paura di volare

paura di volareViaggiare in aereo è diventato sempre più accessibile e sicuro grazie agli innumerevoli progressi realizzati dalla tecnologia. Nonostante ciò, ricerche recentemente effettuate dimostrano che due italiani su tre hanno timore di viaggiare in aereo. Per molti questa paura non risulta eccessivamente invalidante, dato che è possibile raggiungere numerose destinazioni via terra o via mare. Questa fobia può arrivare però ad interferire con la vita delle persone in vari modi, impedendo di fare vacanze oltreoceano, visite a familiari o amici lontani o viaggi di lavoro.

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Quanto sono arrabbiato!

gestione della rabbiaLa rabbia, come le altre emozioni di base, è filogeneticamente determinata, ha una base innata e una funzione adattiva. Essa infatti assolve un ruolo molto importante nella nostra vita, poiché ci avvisa che i nostri diritti sono stati violati o che un ostacolo ci sta impedendo di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. Rappresenta un campanello di allarme: ci avvisa, infatti, che qualcosa o qualcuno potrebbe arrecarci un danno o esporci ad un’ingiustizia. La rabbia ci prepara all’azione, attivando una serie di modificazioni fisiologiche che ci spingono ad organizzare una serie di comportamenti attraverso i quali possiamo rimuovere l’ingiustizia e/o il danno subito.

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